Luigi Paci, Creazione poetica e componente simbolica nell’opera di San Giovanni della Croce

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Il Dottor Luigi Paci, componente di FIABASCUOLA è l’autore del testo “Intuizione estetica, mistica e simbolismo in San Giovanni della Croce” di Aracne editore, 2017 ed è anche l’estensore della recensione di sotto riportata.

Il testo è corredato dalle prefazioni di Luciano Albanese e Andrea Venezia e rappresenta una ricca testimonianza della produzione, nell’ambito degli approfondimenti, che il Dottor Luigi Paci fa a favore della diffusione del sapere. Il testo prende origine dalla tesi di laurea ed è stata presentata al termine del Dottorato di Specializzazione in Scienze Pedagogiche.

L’alto Valore degli scritti, la cui lettura viene raccomandata al più vasto pubblico, si accompagna a pagine molto belle dove il superamento delle barriere interiori appare il risultato di un lungo e sofferto percorso. La parola ‘grazie’, che spesso ritroviamo nelle sue pagine introduttive riveste allora un carattere salvifico, sinonimo di pace e assenza del male. Il ricorso che Luigi ne fa, magistralmente espresso, conduce l’autore, per estensione tutti noi, al superamento del limite stesso del vivere!

Le sue parole lasciano intravedere difficoltà antiche affrontate nella sofferenza che Luigi affida alla nostra sensibilità di educatori. Discretamente, ma con forza indicibile, l’autore ci indica la via per rincorrere l’immenso bisogno di amore che accomuna tutte le creature del mondo.

RECENSIONE a cura del Dottor Luigi Paci

“C’è un’essenza, un eidos sin nell’attività artistica sia nella riflessione umana sulla natura della bellezza. San Giovanni della Croce è stato non solo uno dei più grandi esponenti della mistica cristiana, ma anche un valente poeta, esprimendo così la sua particolare ed interiore esperienza religiosa in un linguaggio simbolico, metafisico, appunto poetico.

Si tratta di uno studio che vuole unire “filosofia e teologia”, affermando la “misticità dell’estetica e la esteticità della mistica”. Il sacro è un valore che partecipa anche del bello e il bello ha in sé una sua tendenziale sacralità. La bellezza, nelle sue forme più pure è divina, come il divino nelle sue forme più sensibili è bello.

Quest’opera si snoda in due grandi parti: la prima è una seria ed approfondita teoria dell’estetica e della mistica; la seconda parte tratta in modo molto preciso la figura storico-religiosa e letteraria di San Giovanni della Croce, teologo, mistico e poeta. In questo modo la tesi della misticità della bellezza si fa concretezza nell’opera di Giovanni della Croce il quale, come sappiamo, per esprimere compiutamente la propria esperienza religiosa e mistica cristiana, ha usato un linguaggio non solo concettuale e in questo senso teologico, ma soprattutto simbolico, allegorico, metaforico; il dire proprio della poesia e quindi della sapienza poetica. La prima parte del libro “Estetica e mistica in San Giovanni della Croce” si articola in tre diversi ed approfonditi capitoli.

Il primo capitolo è già di per sé programmatico ed illuminativo: “L’eidos (essenza) dell’attività estetica è il suo rapporto con l’antropologia (culturale)”.

Nell’ individuazione di quella che possiamo chiamare l’essenza o la natura di un’opera d’arte, l’autore ha tenuto presente le varie dottrine estetiche sin dall’antichità greco-romana. Ma, oltre la dimensione storico-dottrinale, si è cercato di reperire l’eidos dell’attività artistica; un eidos o essenza che il nostro intelletto sa cogliere non solo attraverso una conoscenza tematica dell’estetica o teoria del bello ma anche, secondo l’insegnamento di Husserl, intendendo se stesso nell’atto di fare un’opera bella, che ben rientra nella categoria delle belle arti.

Al di là  dei vari aspetti particolari, ogni opera veramente bella, armonica, ordinata e luminosa fa appello ad una dimensione tutta interiore dell’uomo che è la intuizione simbolica e creativa. In questo senso, l’arte, globalmente intesa, è un’attività specificatamente umana e quindi antropologica in stretto rapporto con tutte le altre manifestazioni dello spirito umano: con la morale, con la pedagogia e con la stessa dimensione religiosa dell’uomo. L’esperienza estetica del contemplativo a livello metafisico, non si differenzia molto dall’esperienza mistica dell’uomo religioso.  La categoria del “luminoso” viene a congiungere il mondo della estetica come contemplazione estatica del bello con quello della mistica come contemplazione dell’infinito. Ora estetica e religiosità si caratterizzano per un anelito al bello e al sacro nella sua luminosità. Ciò che distingue la religione dall’arte è l’elemento oggettivo: la religione ha per oggetto l’Ente in quanto Ente percepito come luminoso; l’arte ha per oggetto l’Ente nella sua pura forma ideale che è appunto la bellezza. Distinte ma unite nell’esigenza della mente umana di andare oltre l’esperienza in una vera e propria istanza metafisica estetica (arte) ed estatica (religione). Solo così un’unione mistica può anche esprimersi in modo artistico e poetico come nel caso di San Giovanni della Croce.

Il capitolo secondo è intitolato “Fenomenologia e simbologia mistica. Il mysterion e la mistica”. Importante, come sappiamo dalla filosofia e dalla storia delle religioni, è il concetto-realtà di “mysterion”. Dobbiamo rifarci all’antica religione greca dove troviamo l’aggettivo “mystikos” per designare una certa esperienza, appunto mistica, di realtà segrete, nascoste, di ordine morale e religioso. “Mystikos” discende nella sua forma aggettivale da ikos e mystàs; il mistà è colui che ha ricevuto una myesis, una iniziazione. Ora, tutti questi termini, mysterion e mysteria, sono apparentati tra loro sulla base della stessa radice “my”, che significa “chiudo”, usato in forma assoluta nel senso di chiudere gli occhi e la bocca: gli occhi per non vedere ciò che è segreto e la bocca per non rivelarne nulla. Myein, infatti, significa “chiudere la bocca”. Il binomio mistero e mistica è la chiave interpretativa della mistica non cristiana. Anche fuori del cristianesimo possiamo appurare una vera e propria esperienza mistica; così, possiamo affermare che l’esperienza mistica che troviamo presente in tutti i popoli d’Oriente e d’Occidente, ha come premessa antropologica: l’apertura dell’uomo alla trascendenza, dove la mistica cristiana può definirsi una esperienza del mistero di Dio rivelato nel Cristo Pasquale, provocata e suscitata nell’anima da una particolare mozione dello Spirito Santo. Il terzo capitolo passa ad esaminare le caratteristiche fondamentali del linguaggio simbolico e quindi anche di quello mistico, con particolare riferimento all’opera di San Giovanni della Croce. Una delle caratteristiche del linguaggio mistico e quindi anche cristiano, è la sua ineffabilità. Sembra che tutti i mistici si trovino nel posto più scomodo per parlare; manca in genere il linguaggio, come afferma San Giovanni della Croce: “Sia ben inteso che tutto quanto dirò è tanto più piccolo di quanto vi è lì, come il dipinto lo è rispetto alla realtà” (cfr. Fiamma d’Amore viva).

Inoltre scrive il Dottore mistico afferma: “Il linguaggio proprio delle cose divine, che avvengono nell’Anima, è quello di capirle per sé, sentirle per sé, tenerle e goderle da chi le possiede” (cfr. Op. Cit., cap. 2, 21, pag. 766). Se l’esperienza mistica è ineffabile, in qualche modo, per la dimensione psico-somatica dell’uomo, tende ad esprimersi, trova un suo “modus loquendi”; l’io mistico cerca di farsi vedere e di farsi udire al di sopra del mare del mistero in cui è immerso. Con le esclamazioni, le interrogazioni e le interiezioni e con tutte le modalità dell’espressione affettiva ed emotiva, l’autore mistico cerca di coinvolgerci nelle estasi interiori e nei suoi rapimenti di raccoglimento. La sua voce rimane percorsa da desideri e talvolta da eccessi spirituali.

Ora, questi mezzi letterari, li troviamo anche nella poesia; con la differenza che l’artista li usa per esprimere il suo sentimento lirico che potrebbe essere anche religioso. Il mistico, invece, li usa per esprimere il suo stretto ed unico rapporto con Dio. Il mistico ha un suo linguaggio, un suo modo d’esprimere l’inesprimibile con un genere letterario tutto proprio che possiamo ben chiamare simbolico, allegorico e metaforico. Nel capitolo quarto si ha una approfondita bio-bibliografia di San Giovanni della Croce, divisa in due periodi: dal 1542 al 1577 che viene descritta con le stesse parole del santo: “Salire sul monte ed entrare nella notte”; un secondo periodo che va dal dicembre 1577 al dicembre 1591, anno della sua morte, che si presenta come “l’altare della adorazione e della lode”.

Più denso ed approfondito da un punto di vista concettuale, è il quinto capitolo dal titolo “La Teologia cristocentrica di San Giovanni della Croce” che si divide in tre punti: a) la Teologia dell’esperienza mistica; b) il pensiero teologico di San Giovanni della Croce e c) il Cristocentrismo di San Giovanni della Croce. gli interrogativi sull’esperienza mistica a cui la teologia tende a dare una risposta sono essenzialmente tre: a) la Bibbia e in particolare il Nuovo Testamento conosce l’esperienza mistica? b) non c’è contraddizione tra essere cristiano ed essere un mistico? c)  è possibile e in quale modo elaborare una teologia della esperienza mistica?

Ai primi due interrogativi si risponde in modo affermativo: d’altronde, di per sé, il cristiano non ha il problema se essere o non essere mistico anche se chiamato ad avere una particolare “epignosis” del Mistero di Dio in Cristo e nell’unico Spirito; ogni credente in Gesù Cristo è chiamato ad una esistenza che conosce nell’amore, l’Alleanza – riconciliazione realizzata da Dio Padre in Cristo Gesù.

Inoltre, tenendo presente anche la critica Protestante al misticismo in generale, possiamo affermare che la realtà del misticismo non ci porta solo alla sua dimensione storica e fenomenologica; l’uomo è “naturaliter” religioso e quindi aperto ad una unione – riconciliazione sostanziale con l’Assoluto. Se è vero che la fede in Gesù Cristo salva l’uomo peccatore che viene, così, giustificato; è altrettanto vero che la fede, come Dono di Dio, inerisce in una natura umana intelligente e libera; non solo capace di accogliere l’autorivelazione di Dio ma desiderosa, con una volontà buona anche se indebolita dal peccato, di far comunione con Dio nell’Amore e nello Spirito Santo. Tutto ciò che è umano ha un suo valore e in questo senso anche la religiosità umana come anelito verso l’Assoluto; ma la nostra umanità va illuminata, rafforzata, purificata e risanata dalla Grazia di Dio in Gesù Cristo e solo allora assume un suo significato il misticismo come realtà storica ed anche filosofica, pensiamo alle estasi di Plotino; ma soprattutto a quella intensa ed unica unione e comunione con Dio in Cristo che alcuni uomini, donne ed anche bambini hanno avuto come dono dell’unico Spirito, nell’unica Fede e carità operosa. Così, anche per l’esperienza mistica si pone in qualche modo il problema epistemologico: se un’esperienza, anche quella mistica, possa essere compresa dalla riflessione teologica per una via diversa da quella della mediazione concettuale.

Con il sesto capitolo l’autore affronta la dimensione mistico-poetica di Giovanni della Croce. Anche questo capitolo consta di due punti: a) la lirica di San Giovanni della Croce e b) il simbolismo nella sua poetica.”

 

Luigi Paci ha conseguito nel 2006 la la licenza in Sacra Teologia con specializzazione in Dottrina sociale della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense. Nel 2009  ha ottenuto la laurea  in Scienze Pedagogiche presso l’università degli Studi di Roma Tre e nel 2011 la laurea triennale in Scienze dell’Educazione e della Formazione presso la Libera Università Maria SS ASSUNTA (LUMSA) di Roma. Nel 2013 si è laureato in Storia e Filosofia presso ‘La Sapienza’ di Roma.

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